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Dall inferno al Paradiso

 

dall inferno al paradiso 12 08 2013 00a

 

In meno di una settimana siamo passati da 72 metri sotto il suolo, grotte di Castellana (BA), ai 2746 metri del lago nero nel Parco Naturale del Gran Paradiso (TO).

Visto la carenza micologica in atto, era meglio trovare dei diversivi, perciò perché non fare un giretto facile facile in Paradiso, il giretto facile e non un’impresa epica per il fatto che la compagnia era composta per metà da bambini di età compresa tra i tre e gli undici anni.

Perciò decidiamo di partire alla volta del Colle del Nivolé( 2612 m), ma la prima tappa obbligata, avvistamento prime marmotte, è stata alla diga del Serù con l’omonimo lago, impressionante vedere la moltitudine di sentieri arrampicarsi su per la montagna, e sullo sfondo il lago di Ceresole Reale, ma ancor più impressionante è vedere le macchine passare sopra la diga, da una parte lambiscono il lago e dall’altra parte c’è il baratro.

Eccoci arrivati al primo scollinamento, si scende, per modo di dire, ai laghi del Nivolé (2532 m) , con l’albergo-rifugio Savoia.

Appena scesi dalla macchina ci copriamo, perché la temperatura non è delle più calde, alle 10:00 c’erano 13° e c’era un vento fastidioso che ci ha accompagnato per tutta la giornata, mettiamo gli scarponi e facciamo una prima tappa al rifugio.

Perciò dal rifugio Savoia iniziamo a salire seguendo un sentiero che porta nei pressi di una baita che tocca l’alpe Riva (2590 m) e facciamo un primo incontro con le marmotte.

Salendo lentamente ci raggiungono due signori, con degli animali da carico, che probabilmente andavano in qualche rifugio a rifornirlo di vivande. 

Finita la salita arriviamo ad un pianoro in piena fioritura,  e qua il mio spirito di fungaiolo ha un guizzo, mentre si inizia ad intravvedere il lago Rosset (2703 m) caratterizzato da un isolotto dalla tipica forma a cappello di prete.

Contornando il lago Rosset per raggiungere il lago Leità (2701 m), il sentiero ci offre una splendida panoramica sulle Levanne, e sulla vicina punta Basei che si presenta con il suo bel ghiacciaio, ma proseguendo attorno al lago iniziamo a capire il motivo di tale temperatura, delle belle e grosse chiazze di tenera neve, tenete presente che la strada è stata riaperta circa a metà luglio, e c’erano ancora 6, si avete capito bene, sei metri di neve.

Poco più avanti lasciamo la mulattiera che prosegue verso il Col Leynir, per volgere nella splendida conca dei laghi Trebecchi, qua la via non è obbligata, perciò percorriamo dolci declini erbosi, puntando alcuni dossi arrotondati caratterizzati da detriti calcarei bianco giallastri.

Qui seguiamo a sinistra una breve discesa e prendiamo un sentiero pianeggiante che ci porta dritti dritti nella valle delle marmotte.

Alla fine della valle seguiamo un sentiero che ci porta al Lago Nero (2746 m) che si trova in una conca appartata, invisibile dal basso, sotto lo sguardo del Gran Paradiso che si specchia nelle sue acque scure.

Ed ecco una cosa che non avrei mai pensato di vedere a queste altitudini, ma giudicate voi dalla foto, cosa c’è di anomalo in un paesaggio di montagna?

Avete guardato bene la foto......................,

avete visto bene, quello è un gommone, ma cosa ci farà un gommone in un laghetto montano?

dall inferno al paradiso 12 08 2013 00bVi ricordate gli animali da carico, erano portati da due persone, nello specifico due guardiaparco, che insieme a dei ricercatori, patrocinati dalla provincia, stanno facendo un esperimento in 4 dei 32 laghi del parco, stanno cercando di estirpare dei salmerini, provenienti dal Nord America, che erano stati immessi, dall’uomo, nei laghi tra gli anni 60-70, che si sono ambientati in questi laghi ghiacciati per sei mesi all’anno e hanno fatto razzia di tutte le specie autoctone, plancton e una rana che vive solo nei laghi del nord Europa, che quà aveva trovato un ambiente a lei consono. L’esperimento consiste nel vedere quanto tempo ci impiega, una volta tolti tutti i salmerini, a ritornare alle condizioni iniziali. Ciò ci spiega anche tutti quei “cosi” di polistirolo che vedevamo da lontano nei diversi laghi visitati (galleggianti che si usano in mare per le reti da pesca). 

Gli animali da carico servono per portare a valle i salmerini pescati.

Tornando ci siamo imbattuti in un pianoro pieno di rarissime stelle alpine, è stata dura portare via i bambini prima che ne raccogliessero qualcuna, ma soprattutto fargli capire che erano rare, visto l’abbondanza, ed è stata ancora più ardua fargli capire che, se loro ne avessero raccolte anche una sola, se tutti si comportassero come avrebbero voluto fare loro, chi viene dopo di loro, un domani  non troppo lontano, non potrà più godere di questo spettacolo della natura, perché non ne troverà più, e ne avevamo appena avuto un esempio della scelleratezza del genere umano a immettere dei salmerini nei nostri laghi, che ora ci impiegheranno altri 40 anni, forse, per ritornare allo stato iniziale, se mai ci riusciranno.

Giornata affaticante, per parte del percorso i più piccoli li abbiamo presi a spalle, ma appagante, per la mente e per lo spirito.

E con queste ultime foto vi mando un saluto dal Paradiso, by Marco.

 

 

Boulajè
Author: Boulajè

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