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ARGOMENTO: Il grande cervello verde

Il grande cervello verde 10/11/2017 09:51 #118194

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Ultimamente abbiamo parlato spesso di boschi, fra riproduzione, crescite, incendi etc spesso non sapendo una beata fava di come si comportano le piante.
Ho letto questo articolo su Facebook postato da un nostro vecchio amico, preso daFocus, spero di non fare nessun disastro a copiaincollarlo qui (non saprei come altro fare)


UNA RETE VIVENTE SCORRE SOTTO BOSCHI E FORESTE.
TRASMETTE INFORMAZIONI, PREVEDE ED ELABORA COME UN ORGANO PENSANTE?

Una passeggiata nella foresta, per respirare aria buona e scoprire animali e piante in un luogo che sembra immobile. Che non fa per niente sospettare il tumulto che si svolge a pochi centimetri nel sottosuolo. Lì, infatti, una rete immensa connette tutto: gli alberi grandi e piccoli, i semi appena sbocciati con i tronchi centenari, facendo si che la vegetazione risponda come un solo, ramificato, essere vivente alle minacce, ai pericoli ed ai cambiamenti ambientali. Il bosco, insomma, è un unico organismo, dotato addirittura, alcuni studiosi cominciano a ipotizzare, di un'intelligenza collettiva cui partecipano tutti gli individui che la compongono. Le piante di una foresta come le formiche di un formicaio?

RETE SOTTERRANEA. Quello che già sappiamo per certo è che i vegetali presi singolarmente sono tutt'altro che “stupidi”. I segnali e le informazioni provenienti dall'ambiente sono percepiti ed elaborati da ogni albero e utilizzati per rispondere ai problemi e cambiare il corso delle cose. Per farlo, le piante usano principalmente le radici e si servono di segnali chimici (i cosiddetti ormoni vegetali) simili a quelli degli animali, tanto che sostanze come farmaci o droghe influenzano il comportamento anche di alberi e erbe. Trattate con metanfetamina, ad esempio, le radici crescono distorte. Chiamarla “intelligenza” è forse troppo, secondo alcuni, ma nel giro di pochissimo tempo la nostra visione delle cose è profondamente cambiata. Studi di molti ricercatori, tra cui l'italiano Stefano Mancuso (Università di Firenze) e la canadese Suzanne Simard (Università della British Columbia), hanno testimoniato che le piante hanno molti più sensi degli animali e una superiore capacità di gestire i segnali chimici e di comunicazione. Oltre a proteggersi dall'arrivo dei parassiti con l'emissione di molecole complesse, infatti, sono in grado di comunicare alle consorelle quanto sta avvenendo attorno a loro, e di avvisarle per esempio dell'arrivo di un pericolo. L'ipotesi finale afferma che, per portare avanti i processi ecologici (vitali?) della foresta, le piante si aiutino l'una con l'altra difendendosi in comune dai nemici ed elaborando i segnali che provengono dall'ambiente esterno. Un comportamento che ha convinto alcuni scienziati a fare un passo in più e a ipotizzare che a essere davvero “intelligente” sia non tanto la singola pianta, ma l'intera foresta o il prato nel suo complesso. Proprio come un unico cervello vegetale. Di proporzioni enormi, rispetto a quello, singolo, degli animali.

MEGLIO DI INTERNET. Spiega Suzanne Simard: “Le piante di una foresta non sono individui nel senso darwiniano più classico e noto del temine, non sono cioè sempre in competizione l'una contro l'altra”. A differenza di quanto fanno molti animali, che lottano tra loro, le piante hanno scoperto che la cooperazione e l'aiuto reciproco portano a una sopravvivenza migliore. Gli alberi interagiscono un po' come fanno i neuroni, le cellule del nostro cervello. Come i neuroni comunicano l'un l'altro, così anche le piante spediscono a moltissime altre (e non solo a quelle più vicine) le informazioni che hanno raccolto. Lo fanno rapidamente attraverso l'aria, con l'emissione di composti volatili, ma soprattutto attraverso una rete fisica così complessa che persino Internet impallidirebbe al confronto.

E' COSTITUITA DA MINUSCOLI FILAMENTI SOTTERRANEI, CHE RAPPRESENTANO IL VERO CORPO DI ORGANISMI CONOSCIUTI COME FUNGHI (ciò che raccogliamo sono i cosiddetti carpofori e servono solo per la riproduzione). “I singoli filamenti, che noi chiamiamo ife, crescono e colonizzano il terreno ognuna per suo conto, per decine e decine di metri”, dice Manuela Giovannetti, del Dipartimento di Biologia delle Piante Agrarie dell'Università di Pisa. “Quando i filamenti si incontrano, si uniscono a formare una rete intricata che colonizza le radici degli alberi”. I botanici la definiscono “micorriza”. Il terreno è pieno di questi fili sottilissimi, che riempiono lo spazio del sottosuolo e che mettono in contatto tra loro tutti gli alberi. CIBO A DOMICILIO. All'interno di questa rete di ife c'è prima di tutto uno scambio di elementi tra piante e funghi. Le piante forniscono a questi ultimi, zuccheri che provengono dall'attività fotosintetica; i funghi, invece, passano alle piante materiale nutritivo che raccolgono nel suolo. Ma la ricerca ha scoperto che questi cavi microscopici trasmettono anche segnali, sotto forma di molecole complesse, che tengono informate le altre piante di che cosa sta succedendo. Tra i composti ce n'è uno, in particolare, che conosciamo benissimo: l'acido salicilico, alla base dell'aspirina. In questo caso serve a comunicare ad altri vegetali la presenza di un pericolo. Quasi un sistema nevoso e un cervello verdi, insomma. Che, diversamente da quello degli animali più noti, suddivide i compiti tra le singole piante, per svolgere azioni che non sarebbero alla loro portata. Arrivare a quest'ipotesi è stato complicato perché i tempi di reazione di un cervello vegetale (che sia collettivo o individuale) sono molto lenti. Solo con le riprese cinematografiche “time laps” è stato possibile dimostrare che i movimenti delle piante in crescita non sono casuali, ma hanno uno scopo preciso.

MUTUO SOCCORSO. Gli alberi sono quindi molto probabilmente collegati alla maggior parte degli alberi attorno a loro. “Anche se sono molto lontani”, aggiunge Simard. Le micorrize stesse creano una rete costituita da funghi di specie diverse. E, quando si incontrano, si fondono e creano “nodi”, proprio come nella rete di un pescatore o in quella di distribuzione dell'energia elettrica. Ma soprattutto, e qui l'analogia con Internet è profonda, non c'è un centro di controllo. Esattamente come un file o un segnale possono andare da Stoccolma a Bangkok passando per Roma o per Quito, le informazioni, l'acqua e gli elementi nutritivi, possono essere inviati da un punto all'altro della rete, attraverso milioni di percorsi differenti.

IN AIUTO DEI SEMI. Secondo Simard, che ha studiato il loro ruolo nelle foreste di Douglas (Pseudotsuga menziesii), la rete produce anche l'effetto di bilanciare l'intero ecosistema forestale, che deve subire l'imprevedibile clima del nord-ovest del Canada. Nel momento in cui cadono in una radura (naturale o causata dal disboscamento), i semi che hanno appena emesso le prime radichette sono colonizzati dai funghi che li aiutano nella crescita e nel ricreare la struttura forestale. Lasciati a loro stessi, infatti, i semi appena germogliati sarebbero soffocati dagli alberi più grandi. C'è di più. Secondo ricerche dei botanici statunitensi Michael Booth e Jason Hoeksema, l'intera rete aiuta di più e meglio i semi “figli” di piante locali, ciò perché queste “rispondono più positivamente” alla rete di quanto facciano semi estranei, portati dal vento o da animali.

TUTTI UGUALI? Almeno nelle foreste più antiche e stabili, inoltre, alcuni alberi hanno un compito particolare: sono quelli che Simard definisce “alberi madre” e che somigliano per certi versi alle piante dei film di fantascienza o di fantasy, come il grande albero di Avatar o Fangorn (Barbalbero) del Signore degli anelli. Torreggiano sugli altri tronchi e, attraverso la rete sotterranea, “gestiscono” le risorse (come il carbonio), per aiutare gli alberi vicini. Le ricerche della Simard hanno dimostrato che tagliare questi alberi madre diminuisce la sopravvivenza dei membri più giovani con profonde conseguenze anche sulla gestione forestale. Lasciando intatti gli alberi dominanti, infatti, la foresta tagliata ricresce più rapidamente. Conclude la studiosa: Le reti della foresta sono integrate come le reti nervose del cervello e quelle della società umana. E COME TALI DOBBIAMO TRATTARLE.
Articolo di Marco Ferrari, nr 269 di Focus, marzo 2015.
Ultima modifica: 10/11/2017 09:55 da fungomatto.
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Il grande cervello verde 10/11/2017 10:11 #118198

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......mi ricordo questo articolo e gli studi correlati che nello specifico stranno proseguendo senza sosta!

A livello mio personale di studio, perte di "quella rete" di informazioni tra piante, allarmi ecc, mi erano già state presentate come materie di studio!

Il punto è tutto qui, crediamo di sapere, ma siamo molto lontani dal conoscere i processi biologigi, biochimici e fisiologici che regolano il mondo vegetale!

Ogni anno vengono individuate nuove molecole, nuovi ormoni anche su piante studiate come quelle da frutto più comuni!

Allora qui la mia domanda: come possiamo essere così ingenui nel credere di sapere, nell'affermare con certezza che un fungo va raccolto così?
Un conto è il buon senso e l'abitudine di fare ciò che noi, in base alla nostra cultura di formazione abbiamo imparato, un conto è dichiarare in assoluto che tagliare la base di un fungho sia un danno!
Da qui mi riccollego all'importanza dei discorsi fatti in altri topik, nel chiarire che non esistono al momento verità assolute in merito, ma bensì molti dubbi e alcuni processi e parametri molto discutibili!
E' giusto fare chiarezza e l'articolo citato da Stefano ci è di grande importanza per capire che il bosco nel suo complesso è un singolo "essere vivente", quindi ogni nostra azione va in un qualche modo ad interferire, anche se non fatta direttamente sul fungo, anche ad esso.......
Non è da poco questa considerazione, basti pensare tornando al taglio del gambo, che se la materia organica rimanente, come in effetti rimarrebbe nel terreno se fosse un evento accidentale, possa aiutare con il suo processo di putrefazione altre specie vegetali presenti in quella fetta di substrato allora ne avremmo un beneficio generale!

Io la penso così

Il bosco e la natura sono molto più intelligenti di noi!!!!!!

Grazie Stefano. :grazie:
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Il grande cervello verde 10/11/2017 10:28 #118203

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Mi chiamo Viviana

la terra non appartiene all'uomo ma l'uomo appartiene alla terra

Sono tutti voi e nessuno di voi ma, anche no.
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Il grande cervello verde 10/11/2017 10:29 #118205

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Il grande cervello verde 10/11/2017 10:50 #118211

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Avevo letto anche io quest'articolo. Molto interessante. Nella mia ignoranza mi sento di concordare che il bosco nella sua totalità possa essere accomunato ad un unico grande organismo con una capillare rete di collegamenti tra un essere e l'altro. Basti pensare alle grandi foreste del Canada o dell'amazzonia dove l'uomo fatica ad arrivare, sono ecosistemi perfetti che sopravvivono da migliaia di anni senza nessun aiuto. Difficile capire il perchè delle cose se non le vediamo , e tutto il processo che avviene sotto terra noi non lo vediamo affatto nella sua totalità. E' per questo che sostengo che solo uno stolto può avere l'arroganza di sapere tutto.
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Il grande cervello verde 10/11/2017 12:21 #118215

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@fungomatto: ne avevano parlato a quark qualche anno fa. Molto affascinante.
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Il grande cervello verde 10/11/2017 12:21 #118216

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Turchi ha scritto:
Una curiosità dall'ultimo libro di Loreno Macchiavelli e Francesco Guccini, Tempo da Elfi :" Quando trovi un fungo non lo devi strappare dal terreno ma tagliarlo alla base, con un coltellino, in modo da lasciare intatto tutto il micelio attorno..." :lol:

Finalmente qualcuno ha messo per iscritto certe fantasie! :lol:
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